Il Palazzo Vescovile
Fino agli inizi del 1600 la nostra città non aveva una sede per il suo prelato. A risolvere il problema pensò Mons. Rao Grimaldi (35 Prelato di S.Lucia) acqistando la semidiruta casa grande di D.Giacomo Marullo sita nella piazza Maggiore, a fianco della "Casa della Città" (Municipio), per onze 300 (£3.825) ed affidando i lavori al maestro Vincenzo Ferriato della vicina terra di Novara di Sicilia. La vecchia costruzione fu rasa al suolo e quando il Palazzo fu ultimato Mons.Rao, con atto dell'8 novembre 1613, ne fece dono al Re per abitazione dei Prelati successori.
La Sede Vescovile si mantenne efficiente fino al terremoto del 5-7 febbraio 1783, il quale causò ingenti danni. Intorno al 1880 Mons.Carlo Santacolombada (47 Prelato) fa ricostruire il Palazzo, gravemente danneggiato, dall'ing.Castaldoni facendo fronte alle ingenti spese col proprio patrimonio. Purtroppo nei lavori di restauro e di rifacimento vennero perduti motivi ornamentali e architettonici e ,ancora peggio, dopo la morte di Mons.Rao scomparvero undici bei dipinti, che adornavano la cappella interna del Palazzo, e non si conosce che fine abbiano fatto. Dopo vari restauri e altre importanti riparazioni fù Mons.Ballo (58 Prelato) che lo dotò di pavimenti in legno, di un nuovo appartamento e sistemò la Cappella. In seguito Mons.Luciano Geraci (1937-1946) ampliò l'edificio con l'acquisto della casa basile. Ma fu soprattutto Mons.Riccieri che cambiò il volto interno del Palazzo. Oltre ai pavimenti in marmo e i damaschi alle pareti, fece collocare nella cappella un artistico altare marmoreo del 1700 proveniente dall'Oratorio di S.Maria dell'Arco. Al centro dell'altare il bel simulacro di scuola gaginesca della Madonna di Trapani.
Oggi nel Palazzo Vescovile si ammirano varie tavole di piccole e grandi dimensioni tra cui: una Annunziazione, la Madonna del riposo, una Madonna bizantina e, tra altre varie piccole tavole, il ritratto su ardesia del Servo di Dio Mons.Antonio Franco. Tutte le opere d'arte, che si trovano nei vari saloni, fanno parte, del cospicuo patrimonio, del Museo diocesano della Prelatura alla cui realizzazione hanno profuso tante energie Padre Raffaele Insana, parroco della Cattedrale, ed il Prof.Antonino Saya Barresi (storico d'arte).



